La Fotografia Vintage
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  • La fotografia vintage – 2ª Parte

    Benvenuti nella seconda parte della rubrica: “La fotografia vintage”. Questa rubrica, scritta da Federico Tomasello, vi aiuterà a fare chiarezza sul significato della fotografia vintage e molti altri approfondimenti. Buona lettura!


     

    Controindicazioni

    Oltre a sperperare denaro nel collezionismo, la fotografia vintage ha anche qualche altro problema, ovviamente non è tutto oro quel che luccica.

    Vi troverete infatti a spendere di meno per ogni singola lente o singolo corpo, ma quel “meno” è determinato da varie limitazioni e pecche di cui dovete essere subito consapevoli se vi interessa questo mondo.

    Prima di tutto vi troverete ad aver a che fare, quasi sempre, con ottiche dalla messa a fuoco totalmente manuale. Niente autofocus. Niente motore. Niente software che dice alla fotocamera cosa è a fuoco e cosa no.

    Dovrete quindi imparare a mettere a fuoco ad occhio, con il solo ausilio di qualche nuovo ritrovato digitale (il focus peaking, la conferma di messa a fuoco, etc) o di qualche altro reperto passato (vetrini ad immagine spezzata, con microprismi, telemetro, etc).

    Ciò non rappresenta un problema per alcun tipo di fotografia statica (paesaggio, macro, natura morta, fotografia di studio), ma potrebbe risultare un problema per i generi più dinamici (natura, sport, eventi, ritratto in esterna); sappiate però che per anni si è fotografato esclusivamente in questo modo, e quindi non è affatto impensabile o impossibile fotografare in manuale. È questione di abitudine, tecnica e voglia di fare ed imparare.

    Un secondo problema è dato dall’esposizione automatica o in semiautomatismo: non tutte le accoppiate fra macchine digitali (o analogiche) e ottiche vintage vi assicurerà di poter scattare con gli automatismi o con tutti gli automatismi.

    A volte vi toccherà limitarvi alla modalità “M”, altre volte sarà possibile usare “Av”, altre volte ancora potrete usare qualsiasi modalità prevista dalla vostra fotocamera. Insomma la fotografia vintage richiede un po’ di pensieri in più e un po’ di fretta in meno, sia per la messa a fuoco che per azzeccare la giusta esposizione della scena.

    Altra complicazione sarà quella dei limiti delle ottiche passate, soprattutto delle meno pregiate e meno costose: è vero che la resa generale vi concederà modalità espressive più varie, ma non si può nascondere che spesso le ottiche vintage sono piene di aberrazioni, hanno una nitidezza altalenante e una resistenza al controluce decisamente inferiore alle ottiche moderne.

    Se cercate la perfezione preparatevi a sborsare più soldi nel vintage che nelle ottiche moderne, ed in quel caso non so se vale la pena, al di là del feticismo e del collezionismo.

    Se invece potete passare sopra a qualche limite di un ottica pur di godervi una resa particolare… tranquilli, la nitidezza è più che abbastanza, le aberrazioni si correggono e il flare si impara a gestirlo.

    Il mercato del vintage

    Questa è forse la controindicazione maggiore: l’attrezzatura fotografica d’annata da almeno un lustro va di moda, molto di moda. Il mercato è impazzito da un bel po’, e i prezzi ormai hanno una incredibile variabilità. Potete trovare lo stesso obiettivo o lo stesso corpo a 15€ come a 60€, a 100€ come a 300€ e così via.

    Purtroppo la speculazione è inarrestabile, così come la voglia di avere “per forza” quell’esemplare perfetto o particolare di un obiettivo, tanto da spendere (molto) più di quanto vale.

    Se volete iniziare il percorso vintage soprattutto per motivi economici, dovete farvi furbi e pazienti, ed imparare a scartabellare decine di siti internet e mercatini reali, in modo da trovare il vostro obiettivo al prezzo più consono alle sue caratteristiche di reperibilità e diffusione.

    Se volete iniziare il percorso vintage solo per la resa di qualche obiettivo, invece, non avrete problemi: spendete e spandete pure…

    Ai collezionisti non dico nulla: chiunque collezioni qualsiasi cosa sa bene come muoversi su qualsiasi mercato.


    Eccoci arrivati alla fine di questa seconda parte della rubrica dedicata alla fotografia vintage.

    Restate connessi per non perdervi altre edizioni legate a questa rubrica!

    7 giugno 2017 • La Fotografia Vintage • Views: 181

  • La fotografia vintage – 1ª Parte

    Benvenuti nella prima parte della nuova rubrica: “La fotografia vintage”. Questa rubrica, scritta da Federico Tomasello, vi aiuterà a fare chiarezza sul significato della fotografia vintage e molti altri approfondimenti. Buona lettura!


    Per fotografia vintage si intende attualmente quel tipo di fotografia ottenuto attraverso l’utilizzo di attrezzatura non più in produzione. È una tipologia “spuria”, e cioè non strettamente legata ad una “purezza analogica” che in tanti ancora rievocano. Per fotografia vintage infatti si intende qualsiasi foto realizzata non solo con una fotocamera a pellicola, ma anche e soprattutto ciò che viene fuori dall’utilizzo combinato dei mezzi digitali moderni e le vecchie ottiche.

    Evitando a tutti i costi il voler essere troppo deterministi e chiusi nella propria visione, si può far rientrare nel vintage non solo la produzione analogica, ma gran parte delle attrezzature fotografiche che non siano più attualmente in produzione: non bisogna cioè limitarsi a “i corpi analogici” o “le ottiche manuali”, ma si può far ricadere nel vintage anche la prima produzione autofocus, che ormai risale a tre decenni fa.

    Insomma, buttandosi nella fotografia d’annata non bisogna per forza fissarsi con una modalità rispetto ad un’altra, ma bisogna imparare a conoscere la storia della produzione fotografica in modo da poter scegliere l’attrezzatura che più si combina col proprio modo di fotografare, con le proprie possibilità economiche e con i propri intenti più o meno artistici.

    Perché cercare nel vintage?

    Al giorno d’oggi c’è una moltitudine di produttori di attrezzatura digitale, per tutti i gusti: medio-formato, full frame, aps-h, aps-c, m4:3, smartphone, fotocamere veloci, fotocamere ad alta risoluzione, fotocamere adatte al video, tutte con i propri corredi di obiettivi belli e fatti, splendenti, nuovi e funzionali.

    E allora perché andarsi ad incaponire con attrezzatura d’annata? Perché complicarsi la vita?

    I motivi possono essere tanti, io cerco di riassumere quelli che mi hanno convinto a dedicarmi anche all’attrezzatura non più in produzione, che sono tre: un motivo economico, uno creativo e uno del tutto personale, quello collezionistico.

    Partiamo dal primo, forse quello più interessante per molti: l’attrezzatura analogica spesso costa poco, molto poco. Rapportandola ai prezzi dell’attrezzatura digitale, l’analogico (tranne rari casi) è molto economico.

    Comprarsi una full frame digitale costa caro? Sì, ma una 35mm analogica può costare anche 5€ di spedizione o meno, rovistando nella cantina di qualche amico o parente che non se ne fa più niente. È vero che i rullini costano e la stampa anche, ma è altrettanto vero che per arrivare ai prezzi di un corpo digitale moderno bisogna fare e stampare veramente tante foto. Ancora di più se si parla di formati maggiori, come il medio formato: con 50€ ci si può comprare una Lubitel 166, e stampare foto fino alla fine della propria esistenza prima di poter raggiungere il prezzo di una Pentax 645D o di una Mamiya usata (per citare due delle medio formato digitali meno costose, e comunque dal prezzo di migliaia di euro).

    La convenienza poi aumenta tendendo all’infinito quando si utilizza un corpo digitale con ottiche vintage: in questo caso si unisce il risparmio della foto digitale con il risparmio dell’ottica analogica, permettendo così un vasto corredo ad un costo che, lavorando esclusivamente in digitale, permetterebbe l’acquisto di poche lenti, o addirittura una sola. 

    Insomma, il vintage può consentire a parità di fotografia di risparmiare un bel po’ di quattrini, e scusate se è poco. Ma non bisogna ovviamente fermarsi a questo aspetto pratico e un pochino “basso”. Il vintage va ricercato anche e soprattutto per la spinta creativa che può dare alle vostre foto.

    Potete avvicinarvi ai formati maggiori con molta più facilità, e quindi sperimentare profondità di campo minime e/o ingrandimenti maggiori senza troppi problemi. O semplicemente potete dotarvi di un ampio corredo fotografico, con ottiche di ogni focale e luminosità, per sbizzarrirvi nella scelta dei soggetti e della resa, sfruttando l’enorme mole degli obiettivi fotografici prodotti nel secolo scorso, in unione ad un moderno corpo digitale.

    Vi lamentate di non potervi permettere l’agognato Canon L 85/1.2, il classico Nikon Micro, il Pentax Limited dei vostri sogni o anche solo semplicemente un ultraluminoso o un teleobiettivo fuori portata? Vi servirebbero come il pane per il vostro modo di fotografare ma proprio non potete avvicinarvi per costi? Nessun problema!

    Risolvete le vostre voglie con l’acquisto di un bell’obiettivo d’annata: ci sono 50/1.2 che vengono via a meno di 200€, ci sono teleobiettivi anche spinti che potete comprare con 100€ o meno, ci sono
     macro che con meno di 100€ non vi faranno rimpiangere ottiche moderne molto più costose.

    Non sottovalutate poi la possibilità di variare ottica anche sulla stessa focale: possedere un solo obiettivo vi limita alla sua resa che, per quanto sia splendida, è sempre uguale a se stessa. E spendere centinaia se non migliaia di euro per comprare obiettivi della stessa focale non è quasi mai una scelta facile per nessuno. Con il vintage invece potete (oserei dire dovete) farlo: vi ritroverete ad avere decine di 50ini, dozzine di 24, 28, 35, 85, 135, 200 e 300mm, da sfruttare ogni volta che vi servirà una resa particolare.

    Sì, perché queste lenti del passato sono lungi da avere la resa perfetta e solida di una lente moderna: spesso e volentieri le lenti d’annata sono lenti che hanno una spiccatissima personalità, data da filosofie progettuali e produttive che dovevano fare i conti con le mode che cambiano, con le tecnologie sempre nuove e con “lo spirito” che ogni casa produttrice infondeva nelle proprie produzioni. O anche semplicemente da errori, aberrazioni, problemi costruttivi o altri difetti che ora vi possono regalare una resa che gli agli altri tocca (ri)creare in Photoshop.

    Troverete quindi obiettivi che esaltano i colori, o che esaltano il contrasto, o che impazziscono di strani riflessi e flare in controluce, o che hanno una resa delicatissima o addirittura sognante, o che possono mettere a fuoco da vicinissimo, o che privilegino la tridimensionalità o la resa plastica rispetto ad altri parametri, o viceversa. Insomma vi troverete davanti ad un mondo variabilissimo ed adatto a tutte le esigenze, anche quelle che pensavate di non avere.

    Nella mia esperienza personale, di fotoamatore legatissimo alla fotografia paesaggistica, non pensavo certo di trovarmi a sospirare per i bei flare del Mir-1 37/2.8, per lo sfocato dell’Helios-44 58/2 o per la tridimensionalità di un Pentax A 50/1.4; eppure mi succede ogni volta che li uso, e la loro resa mi spinge ad usarli anche in altri ambiti (concerti, cerimonie, eventi, ritratti, qualsiasi altra cosa) che magari avrei calcato di meno senza questi obiettivi. Sono anni che frequento eventi in costume o in maschera girando con uno Zeiss Jena Sonnar MC 180/2.8 solo per avere il piacere di usarlo e di sfruttare le sue stupende caratteristiche di ritrattista, per quanto poco mi piaccia il genere.

    Questa è la forza del vintage: darvi la possibilità di sperimentare e di allargare le vostre possibilità fotografiche.

    Diretta conseguenza di quanto detto, e “danno collaterale”, è l’accumulazione di materiale fotografico. Con il vintage vi troverete a

    comprare, provare e desiderare una mole incredibile di obiettivi, imparerete ad apprezzare miriadi di ottiche e corpi macchina, e prima o poi vi ritroverete a voler collezionare qualcosa. Non è certamente un obbligo, ma vi giuro che prima o poi l’idea di avere “tutti gli obiettivi di quella focale o di quella luminosità”, o “tutti gli obiettivi di quella serie”, o “tutte gli obiettivi di quella nazione” o qualsiasi altro incastro di queste e altre caratteristiche sicuramente vi verranno in mente.

    E a quel punto sarete anche voi avvinti nelle spire della fotografia vintage, vi comprerete una bella vetrinetta e passerete le giornate a guardare quanta bella attrezzatura possedete. Poi, però, uscite a fotografare… 


    Eccoci arrivati alla fine di questa prima parte della rubrica dedicata alla fotografia vintage.

    Restate connessi per non perdervi la seconda parte!

    6 maggio 2017 • La Fotografia Vintage • Views: 185