Intervista: OMINO 71

Chi è Omino 71?

Mi piacerebbe rispondere un “polimata” ma in realtà sono solo un tipo da decathlon, cioè un piccolo-uomo-bambino che preferisce fare dieci cose sopportabilmente male che saperne fare solo una ma bene.

 

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Quale sono le tue fonti di ispirazione?

In linea generale sono molto influenzato da quello che vedo, gran parte della mia produzione è infatti di tipo illustrativo e si ispira direttamente a rappresentare immagini vissute in prima persona ovvero mediate da un filtro POP (la copertina di un disco, la grafica di una maglietta, la locandina di un film, un fumetto, un videogioco, etc) tra supereroi, santi, giocattoli e bambini.

Il mio processo creativo parte da una idea che si sviluppa secondo la logica del “mash up” – o se preferisci del “ready fake” – e viene trasferita in una pittura fatta di tratti netti e tinte sature, in un insieme assolutamente bidimensionale che non ricerca l’espediente tecnico e non termina sulla superficie dipinta, ma cerca la sua prospettiva in una trama di riferimenti incrociati, sospesi tra il sacro e il profano, tra la cultura “alta” e quella underground, di tanto in tanto farcita anche da qualche gioco linguistico, tutto fa brodo purchè sia gioco.

 Quale tecnica usi principalmente ?

Intendi per strada? Se parliamo di street art da anni ormai ho adottato il poster, in particolare mi piace lavorare sulla carta velina che non nasconde ma si adatta meglio alla superficie su cui viene applicata, in un certo senso  consente all’opera di interagire con il muro. In linea di massima sono poster dipinti a mano in acrilico, spray e pennarello in un unico esemplare, ma ogni tanto capita anche di fare qualche “plotterata”.

Per quanto riguarda invece l’arte pubblica, dipingo i miei murali sia con acrilico a pennello che con le bombolette, in passato ho realizzato degli stencil quando puntavo a un effetto più realistico che ormai ho abbandonato preferendo il disegno e in particolare l’estetica del fumetto.

Se invece parliamo di lavori indoor faccio un po’ di tutto, rimango molto affezionato ai miei pennarelli che contraddistinguono il mio segno, ma mi piace sperimentare tecniche miste in cui posso giocare un po’ con tutto quello che ho a disposizione, riciclo un po’ di tutto, mi piace anche confrontarmi con superfici plastiche siano esse statue, art toys o oggetti di uso comune, magari abbandonati in una soffitta o destinati al macero.

 

Esiste secondo te un un etica della street?

Dipende da cosa intendi: in linea generale potrei risponderti che si tratta di fare le tue cose con buon senso e con il rispetto, ma questa cosa potrebbe essere fonte di fraintendimenti perché oggi troppo spesso si confonde la street art con l’arte pubblica e sono due cose diverse.

Secondo me la street art coincide con una serie di pratiche libertarie attraverso le quali viene superata ogni forma di mediazione tra l’opera dell’artista e il suo pubblico. Queste sono le fondamenta, sopra le quali poi si può costruire tutto il resto, ma le condizioni di base sono solo due: fare arte per strada è la condizione necessaria a cui si aggiunge l’atto libertario dell’artista che sceglie di operare in uno spazio comune e che, anche con le più nobili intenzioni, rimane un intervento imposto, un atto “arrogante” che si espone sempre al rischio di non essere compreso da chi a priori può condannarlo in quanto “al di sopra delle regole”. Poi sta all’artista sviluppare la sua poetica e decidere quanti compromessi è disposto a fare con l’ambiente su cui interviene, consapevole di confrontarsi con un pubblico vasto, eterogeneo e soprattutto potenzialmente disinteressato, se non addirittura infastidito, da un segno lasciato sulla pubblica via (ma nessuno glielo può imporre). Forse in questa consapevolezza risiede l’etica dello street artista.

L’arte pubblica invece è una cosa diversa, si tratte di arte fatta “sotto la luce del sole” necessariamente “mediata” da curatori, organizzatori, produttori, sponsor, patrocini, etc, etc, non è una esclusiva degli street artist, non a caso chiunque può essere invitato a realizzare un murale su commissione: uno street artist, un artista concettuale, un illustratore, un fumettista, uno scenografo, un poeta e così via e – a scanso di equivoci – per me va benissimo così, perché come artista sono il primo a rivendicare ogni possibilità che mi viene offerta per esprimermi e lasciare una testimonianza del mio passaggio, sia esso uno spazio museale, galleristico o uno spazio pubblico, la situazione non cambia di molto, ma sono consapevole delle mediazioni esistenti e non posso far finta di ignorarle quando lascio il mio segno in questo contesto. Quindi in questo caso il “buon senso” e il “rispetto” assumono forma e significati diversi da quelli della street art in senso stretto, dove non ci sono tutte queste mediazioni.

 

Ultimamente sei stato vittima di vandalismo rispetto alle tue opere come hai reagito?

Facciamo finta che non lo sai? Perché mi sembra che sia proprio questo il motivo dell’intervista o mi sbaglio? J Ad ogni modo “vittima di vandalismo” non si può sentire J chi fa street art non si dovrebbe proprio porre il problema, cioè io dopo aver fatto la mia installazione mi sono spossessato del mio lavoro, l’ho regalato/imposto alla strada e la strada ci fa quello che vuole e per quello che mi riguarda anche per l’arte pubblica vale lo stesso principio: è successo infatti più di una volta che mi abbiano coperto dei murale ma mi sono sempre negato alle proposte di restaurare quello che ho fatto per strada, al limite ne rifaccio sopra un altro nuovo ma non ho lo spirito della conservazione, si tratta di arte effimera, bisogna cogliere il momento per viverla, anche nella loro evoluzione. Ti accennavo poi che lavoro principalmente con i poster ed è normale che possano resistere sul muro anche solo cinque minuti, spesso non se ne accorge nessuno, a volte faccio appena in tempo io a scattare una foto, a volte nemmeno quello, a volte la strappano per buttarla, altre per portarselo a casa, altre ancora ci scarabocchiano sopra (gli onnipresenti baffi, considerando che faccio per lo più ritratti), a volte lo coprono con un altro poster, magari per una campagna pubblicitaria o elettorale, altre con un pezzo dipinto, etc etc insomma nel caso del poster a cui ti riferisci “zero hero” è durato fin troppo tempo del tutto integro (tipo da luglio a ottobre nel cuore del Pigneto, quasi un miracolo) ma il fatto è un altro, cioè la mia reazione non è stata motivata dal fatto di essere stato ricoperto (o “taggato” come si dice quando qualcuno fa un pezzo sopra il pezzo di qualcun altro) ma dal modo in cui è stato fatto e dall’apparente motivazione: qualcuno infatti in una notte, probabilmente alcolica, ha disegnato il simbolo del dollaro su una serie di pezzi tra Pigneto e San Lorenzo (non so se è la stessa mano, ma nemmeno mi interessa) così tanto per marcare queste opere e i relativi artisti senza fare alcune distinzione tra pezzi di street art e opere commissionate, etc etc insomma quella mano ha fatto da livella e ha bollato tutta la street art come pratica mercantilistica punto e basta . Qualcuno si è arrabbiato, altri hanno detto che è normale, io invece di sprecare fiato ho colto una occasione in più per fare quello che mi piace di più: creare. Quindi con la foto del muro che girava su facebook, con il mio poster coperto dal segno dollaro, ho pensato bene di realizzare una maglietta dal titolo “zero hero mucho dinero” e di metterla in vendita su un sito di internet al prezzo di 3.000 euro. Non so se la mia creazione è stata compresa del tutto, voleva essere qualcosa di più di una semplice provocazione, come accennavo i miei lavori sono dei “ready fake” e quindi c’è sempre un richiamo a qualcosa o a qualcuno, una doppia lettura insomma e ai più smaliziati non sarà sfuggita la diatriba a tema che ha visto protagonisti un po’ di tempo fa l’artista francese KidCut con lo stilista Marc Jacobs… Approposito la maglietta è ancora in vendita, ma ci sono stati i saldi autunnali ed è stata ribassata a 35 euro… La via di mezzo di Fry… il link:

http://www.tostadora.it/omino71/zero_hero_mucho_dinero/905727
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Per le foto non so a cosa ti riferisci a Ostiense ne ho fatti tanti di pezzi ma non dovrebbe esserci rimasto niente di particolare da tanto tempo, oltre al Pigneto ho un murale molto grande a Ostia davanti all’istituto Pasolini, a San Lorenzo c’è un vecchio pezzo a via degli ausoni, al Quadraro a via dei lentuli c’è un muro basso ma lungo una quarantina di metri, a Primavalle a via Borromeo c’è una facciata di un palazzo, sempre a Primavalle c’è unacabina dell’acea vicino largo millesimo, a Torbellamonaca c’è un pezzo vecchio nel sottopassaggio lato casilina, a Tor Sapienza ci sono due pezzi uno detro al Maam e l’altro fuori (nello stesso lato del pezzo h ha fatto Nemos quest’anno ma molto più in fondo) e poi ci sono i poster ma non so proprio dove sono rimasti da fotografare, per esempio nella stessa via del pigneto ma dall’altro lato, davanti al Forte Fanfulla, ne avevo fatto uno simpatico ma non so se sta ancora lì, come leggerai quando faccio una cosa per strada poi me ne disinteresso completamente, non so se resiste un giorno o un anno

 

 

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