Recensione Pentax K – 1 – Astrotracer e Alti ISO

Recensione Pentax K-1

Astrotracer e alti ISO

a cura di Federico Masci.


Lascio il link della video-recensione, nella quale trovate timelapse e foto scattate con la K-1:

Se invece volete vedere il video direttamente su YouTube, cliccare sul bottone sottostante:

Link Video YouTube


Ho avuto la fortuna di iniziare con una vecchia ME Super dei miei genitori e sono passato al digitale con una k5, che ad oggi ancora utilizzo con soddisfazione nei tipi di fotografia che amo. Negli anni del passaggio dalla pellicola al sensore, Pentax ha scelto il formato APS-C e lo ha mantenuto fino al 2016, anno di uscita della k1, prima full frame di casa Pentax. Si è fatta attendere a lungo, ma finalmente è realtà; e che realtà.


Caratteristiche principali:

A mio avviso al primo posto nel suo segmento di riferimento per costruzione ed ergonomia.



La prima cosa che salta all’occhio sono le sue dimensioni, sicuramente ridotte rispetto alle dirette concorrenti, che non vanno però assolutamente ad influire sul grip. La K-1 dà una sensazione di forte solidità e indistruttibilità grazie al suo corpo in lega di magnesio e al suo peso di circa 1 kg, molto ben distribuito. A prova di freddo, pioggia, polvere e agenti atmosferici aggressivi, fino a -10°.

Monta un sensore CMOS da 36.4 megapixel, sensibilità da 100 a 204800 ISO e nuovo processore PRIME IV in grado di registrare RAW fino a 14 bit.

Schermo da 3.2” e 1.23 milioni di punti, con cinque livelli di luminosità e ben leggibile alla luce del sole. A differenza delle dirette concorrenti è presente uno schermo articolato, fornito di un sistema di snodo originale e innovativo, con quattro bracci meccanici, inclinabile sul piano verticale di poco più di 90° verso l’alto e di 45° verso il basso, e di circa 35°/40° su quello orizzontale. Otteniamo una buona visione dai lati e con la fotocamera in alto, e una visione pressoché perfetta con la fotocamera in basso.



Personalmente preferisco la classica cerniera laterale, ma il sistema adottato è comunque un punto a favore contro la maggior parte delle concorrenti.

Questa reflex possiede il GPS integrato, che può essere sfruttato sia per la funzione astrotracer, della quale parleremo nello specifico più tardi, sia per la geolocalizzazione, affiancandolo ad un software di mappatura, come Google Earth.


Controlli e impostazioni:

La Pentax K-1 è scolpita in modo intelligente, trovando spazio per molte ghiere e pulsanti per accedere in modo molto veloce alle funzioni principali.

Sulla parte sinistra dell’obiettivo troviamo un selettore AF/MF e i pulsanti per modo AF, RAW e blocco dell’esposizione.

Sulla parte destra, invece, abbiamo il doppio slot per SD e l’ingresso per il cavo di scatto remoto.

La parte posteriore rispecchia gli standard ai quali Pentax ci ha abituati, ma con qualche modifica; invertiti i pulsanti Play e LiveView, e sul pad a 4 vie troviamo l’accesso rapido alla luminosità dello schermo.

La vera novità è la parte superiore. Sulla parte sinistra troviamo la solita ghiera delle funzioni, di cui 5 personalizzabili, mentre sulla parte destra lo schermo è stato rimpicciolito per far spazio a due nuove e comodissime ghiere, oltre alle solite per tempi e diaframmi. Con una avremo accesso alle funzioni principali e con l’altra andremo a regolare la funzione selezionata.



Il tasto per attivare il GPS è posto vicino alla nuova ghiera delle funzioni rapide.

Ma non finisce qui!  Troviamo una comoda leva per passare alla modalità video ed un intelligentissimo pulsante per l’accensione dei led posti dietro lo schermo, sopra l’obiettivo, negli slot per SD e nel jack per il cavo di scatto remoto.

Qualcuno ha pensato a noi astrofotografi; ben fatto Pentax!

Le poche cose a cui non si ha accesso immediato, le troviamo nel menù rapido, tramite il tasto “INFO”. Una volta completata la personalizzazione iniziale, dovremo accedere veramente poche volte al menù principale.

Impostiamo i diaframmi con la ghiera posta anteriormente, i tempi con quella posteriore e, per regolare la sensibilità ISO, utilizziamo l’apposito pulsante oppure la nuova ghiera, lasciandola impostata sulla voce interessata; stessa cosa per la compensazione dell’esposizione.

L’opzione ISO inserita nella nuova ghiera poteva, secondo me, essere omessa; è più comodo, in questo caso, utilizzare l’apposito pulsante posto tra quello di scatto e quello di accensione dei led.

Per lo zoom in LV premiamo il pulsante “OK” oppure lasciamo la ghiera delle funzioni sulla voce “•”, per poi ingrandire l’inquadratura con la ghiera più grande.


Qualità d’immagine e gamma dinamica:

Il sensore della K-1 è privo del filtro low-pass e questo garantisce una migliore qualità d’immagine. C’è, però, la possibilità di simulare due modalità anti-alising, tramite una vibrazione del sensore in fase di scatto. Questa funzione è molto utile in quelle situazioni in cui andremo incontro ad effetto moiré, a causa di pattern molto sottili.

Altro valore aggiunto è la presenza del pixel shift, introdotto per la prima volta nella K-3 II.

A differenza del sistema Bayer, nel quale ogni pixel ha le informazioni su un singolo colore, con il pixel shift il sensore si sposterà di un pixel alla volta; in questo modo ogni pixel conterrà informazioni relative ad ogni colore. Le quattro foto verranno poi sovrapposte dalla camera stessa e il risultato sarà uno scatto con colori più fedeli e dettagli migliori.

Con questa modalità, sono riuscito a far stampare la seguente foto a 2m X 1,5m.



Per utilizzare questa funzione è necessario l’utilizzo di un treppiedi.

Di seguito un esempio con PixelShift ON/OFF.


 

 


Le due funzioni viste sopra sfruttano il nuovo sistema di shake-reduction a 5 assi (SR II), grazie al quale la k1, dai miei personali test, ha un guadagno di 4 tempi di posa.

Di seguito un esempio con SR off-on ad 1/10 s.



Come avrete capito, la mobilità del sensore di questa reflex è uno dei suoi più grandi punti di forza. Anche il sistema Astrotracer, integrato, sfrutta questa possibilità, ma ne parleremo più avanti.

Parliamo ora di gamma dinamica.

Strabiliante, paurosa. Il recupero ombre è fantastico. Ho fatto i miei test e sono arrivato alla stessa conclusione di DXOMARK: 14 stop di gamma dinamica a 100 ISO, 10 stop a 3200 ISO e circa 8 a 12800 ISO.

Chiaramente il recupero ombre diminuisce all’aumentare della sensibilità ISO, in funzione del rumore che introdurremo aumentandone il valore in post produzione.

 La seguente foto è stata scattata a 1250 ISO e sono riuscito a recuperare 4 stop nelle ombre senza introdurre rumore troppo invadente.



A 6400 ISO, invece, credo che il limite accettabile per non introdurre troppo rumore sia di 3 stop. Sotto un esempio.



Resa alti ISO:

Per quanto riguarda la resa ad alti ISO ci troviamo di fronte ad una delle migliori macchine sul mercato. Ho fatto vari test, utilizzando valori di sensibilità ISO di 6400, 9000, 12800, 18000, 25600. Secondo me non ha senso spingersi oltre l’ultimo valore citato.

Gli scatti sono stati lavorati in CameraRaw, applicando correzioni locali e globali di chiarezza, riduzione foschia e contrasto; ad ogni scatto sono stati applicati anche 20 punti di luminanza.

A 6400 ISO il rumore è gestito in maniera ottimale e i file sono abbastanza lavorabili. Del recupero ombre ne abbiamo parlato poco fa, ed è accettabile fino ad un massimo di 2/3 stop, utilizzando questa sensibilità.


 


A 9000 ISO la situazione cambia un po’, ma la gestione rimane ottimale


 


Utilizzando una sensibilità di 12800 ISO, iniziamo a vedere un po’ di rumore in più, ma comunque accettabile.


 


A 18000 ISO è ancora abbastanza buona la gestione, ma secondo me conviene fermarsi qui.


 


Qui uno scatto a 25600 ISO.


 


Per darvi meglio l’idea di come questa reflex gestisce il rumore in maniera ottima, vi lascio anche un confronto tra il crop a 5000 ISO di una K-5 e quello a 18000 ISO della K-1.

A voi le conclusioni!



Astrotracer:

Questa funzione è pensata per chi pratica astrofotografia.

Il sistema di funzionamento è molto semplice: sfrutta i dati raccolti dal GPS sulla latitudine, e i dati dei sensori magnetici e di accelerazione sull’allineamento della fotocamera (inclinazioni verticale, orizzontale e puntamento), quindi trasla il sensore grazie alla stabilizzazione su 5 assi, che ne permette il movimento.

L’astrotracer funziona meglio con lenti rettilinee. Se l’obiettivo ha una distorsione a barilotto o a cuscinetto, i suoi movimenti creeranno lievi trascinamenti in funzione della quantità di distorsione della lente e all’angolo di puntamento.

Per i test ho utilizzato tre diverse lunghezze focali: 50mm, 28mm, 14 mm.

Prima di mostrarvi il risultato dei test, vorrei sottolinearvi che è molto importante calibrare la macchina nel modo più accurato possibile, per ottenere il meglio da questa funzione.


50 mm

Con questa lunghezza focale ho trovato il limite a circa 30 secondi.

Sotto vedete la foto a 50 mm non croppata, un crop al centro e uno all’angolo. 



Aumentando il valore di uno stop, quindi con 60 secondi di scatto, otterremo, infatti, stelle non più puntiformi.



28 mm.

Come detto sopra il mio 28 mm ha una leggera distorsione e il campo inquadrato non era certo a Nord, ragion per cui agli angoli avremo stelle non molto puntiformi, a differenza del centro. E’ comunque facilmente correggibile in Photoshop.

Il limite a 28 mm è 1 minuto. Sotto una foto del crop dei due angoli in alto, un crop al centro e la foto non croppata.



A 2 minuti iniziamo ad ottenere del mosso, come evidente dalle foto.



14 mm.

Qui la storia cambia. Al centro otteniamo stelle puntiformi fino a 3 minuti di scatto, infatti il limite è imposto dagli angoli.

Per i test ho utilizzato il Samyang 14mm f2.8, che ha un po’ di distorsione, e per questo agli angoli le stelle non sono puntiformi.
L’effetto di strisciamento all’angolo non è inteso come il solito strisciamento dovuto al movimento apparente delle stelle. Ha a che fare sia con la distorsione dell’obiettivo, sia con il trasferimento dell’immagine curva, che viene trasferita in uno spazio a 2 dimensioni. Fondamentalmente, per non ottenere scie durante lunghe esposizioni, avremmo bisogno di un sensore con una superficie curva, che ruoti sotto l’effetto dell’astrotracer, invece di traslare/ruotare nello spazio a 2 dimensioni.

Con scatti da 1 minuto, applicando la correzione obiettivo in PS la foto risulta perfetta.



A 2 minuti la storia un po’ cambia. Al centro le stelle saranno sempre puntiformi, ma la differenza la ritroviamo agli angoli. Comunque l’effetto è correggibile con la correzione obiettivo e un leggero crop.


 


A 3 minuti l’effetto è, secondo me, un po’ troppo amplificato e per correggerlo dovremo ritagliare eccessivamente la foto, anche se con un sensore da 36 MP non è poi un grosso problema.




Conclusioni:

La Pentax K-1 è un’ottima macchina, che si presta molto per i paesaggisti e gli astrofotografi. Ampia gamma dinamica, ottima la tenuta ISO, bellissimo l’astrotracer. Le sue dimensioni sono un po’ più piccole rispetto alle concorrenti, ha uno schermo orientabile e dei led per vedere i tasti al buio; questi sono sicuramente grandi punti a favore.

Se siete fotografi, e la parte video per voi è marginale, questa è la macchina per voi. Se, invece, volete una macchina anche dalle ottime prestazioni nella parte video, cambiate idea; Pentax sembra proprio non curarsi di questo aspetto.


Link utili:

Clicca qui per vedere la recensione su YouTube. [ Canale F.Masci ]         

Clicca qui per vedere la recensione su YouTube. [ Canale PENTAeXperience ]

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